Lo smaltimento della caldaia è regolato dalla Direttiva Europea 2012/19/EU, che la normativa del nostro paese ha recepito tramite il Decreto Legislativo 49/2014 e, successivamente, il D.Lgs 118/2020. Classificate come “rifiuti di apparecchiature elettriche e elettroniche”, le caldaie sono soggette alle modalità di conferimento definite con l’acronimo apposito RAEE.  A dimostrazione che smaltimento non è sinonimo di spazzatura, il conferimento RAEE consente il recupero di componenti che diventano vere e proprie risorse. Ferro, alluminio, rame: se opportunamente smaltiti, i nostri impianti di riscaldamento rappresentano un passo in avanti verso il compimento dell’economia circolare. Pertanto, materiali che risulterebbero inquinanti se gettati indiscriminatamente nell’ambiente, diventano una risorsa se smaltiti secondo i criteri previsti. Gli utenti possono rivolgersi al proprio comune, o ad aziende specializzate, per portare avanti le procedure nel rispetto delle norme. In alternativa, in caso di sostituzione della caldaia, spetta all’installatore occuparsi del ritiro e dello smaltimento successivo.

Smaltimento della caldaia, una responsabilità estesa

Il ritiro dell’installatore, così come il conferimento nelle isole ecologiche o punti di ritiro del proprio comune, rappresentano in ogni caso modalità di smaltimento facilmente accessibili. Nel nostro paese, i centri RAEE sono diffusi capillarmente all’interno delle singole regioni, a supporto delle riforme in ambito legislativo che intendono responsabilizzare non solo i consumatori, ma anche i produttori. Si parla quindi di “responsabilità estesa” dei produttori di apparecchi elettrici e elettronici, che parte con la progettazione e continua fino a quando arriva il momento di smaltire un impianto e le singole componenti. L’installazione di isole ecologiche rientra – più o meno direttamente – in un sistema che finanzia e promuove il recupero, in modo che il cittadino non incorra in spese aggiuntive o importi onerosi. In questo modo, si intendono scoraggiare pratiche scellerate che in passato hanno danneggiato l’ecosistema e ritardato il ripristino delle condizioni ambientali ottimali di intere porzioni di territorio.

Una documentazione importante

L’acquisto di nuove caldaie non solo rigenera l’economia, dando slancio al settore, ma in un certo senso rigenera anche l’ambiente. Infatti, è contemplata una somma finalizzata alla sovvenzione dei costi per le operazioni di smaltimento. Ad ogni modo, consigliamo vivamente ai clienti di informarsi debitamente già al momento dell’acquisto, per avere un’idea delle linee guida e delle leggi che possono mutare nel corso degli anni. Lo smaltimento di una caldaia usata e non più performante è accompagnato da una documentazione che spetta all’azienda incaricata del ritiro e delle procedure perché sia smaltita correttamente. Uno dei dubbi più ricorrenti riguarda quali informazioni deve contenere. Perché sia corretta e legalmente valida, è necessario riportare

  • Indicazioni riguardanti L’apparecchio sostituito e la Tipologia di intervento
  • il codice catasto della caldaia che è stata sostituita
  • il codice fiscale del Responsabile dell’impianto termico
  • le informazioni relative all’immobile interessato dall’intervento di sostituzione

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Le alternative al conferimento

È bene ribadire l’importanza del certificato, perché solo il suo rilascio attesta l’esecuzione secondo criterio dell’avvenuta procedura di smaltimento. Nel caso di sostituzione di una vecchia caldaia, gli utenti non solo lasciati all’abbandono, perché hanno diverse alternative. Come accennato, possono optare per l’isola ecologica o, laddove sia previsto, per il ritiro dell’impianto direttamente a casa propria. In alternativa, c’è il servizio noto come uno contro uno, entrato in vigore in seguito ad approvazione ed emanazione del Decreto Ministeriale 65/2010, che, in seguito all’acquisto di un impianto nuovo, impone al titolare del punto vendita il ritiro gratuito della caldaia da sostituire. Dunque, la normativa vigente è sempre più orientata a una diversificazione circa le modalità di conferimento. L’obiettivo è contrastare l’abbandono illegale degli impianti RAEE nei piccoli e grandi comuni. Così come nelle campagne, sulla scia di quanto avveniva in passato con le ricadute sul paesaggio ambientale note alla cronaca.

Smaltimento della caldaia irregolare: le sanzioni

Le più importanti Case produttrici, nonché le aziende come la nostra, che da decenni si occupano di installazione e sostituzione degli impianti, promuovono tutte le iniziative che possono favorire il riciclo e il ripristino di condizioni ambientali ottimali. A questo proposito, ricordiamo ai trasgressori che c’è stato un inasprimento delle sanzioni per chi infrange le leggi vigenti o si sottrae agli obblighi previsti nell’ambito di un quadro normativo europeo. Dal 2010, con l’approvazione dell’art. 34 del D. Lgs. n. 205 la distinzione tra abbandono lieve e rilevante di rifiuto RAEE non ha più valore. Inoltre, attraverso il D.LGS 152/2006 si perseguono penalmente coloro che

  • abbandonano o immettono rifiuti di qualunque genere, inclusi i RAEE, nelle acque superficiali o sotterranee,
  • si occupano della raccolta, trasporto, gestione, smaltimento, commercio dei rifiuti senza autorizzazioni,

Le sanzioni intendono punire privati e aziende che inquinano, portando avanti pratiche abusive di ostacolo alle procedure necessarie per il riciclo.